‘I popoli che resistono’ – Pentone (CZ) 18 e 19 Agosto

Da resistenza a ‘ndrangheta e fascismo a resistenza palestinese e primavere arabe: ‘i popoli che resistono’, Pentone (Cz), 18 e 19 agosto
Pentone (Cz) 02 agosto 2012 – Dal Sud Italia all’America del Sud, dal Medio Oriente al Nord Ovest: ci sono comunità che resistono a soprusi, invasioni, decisioni imposte dall’alto. La resistenza dei popoli è il tema trasversale, che coinvolge tutti nel quotidiano, scelto dal Centro di Documentazione sulla Palestina di Pentone (Catanzaro) per l’appuntamento estivo organizzato per il terzo anno consecutivo. Il 18 e il 19 agosto, a Pentone, esperti di spicco nazionale e internazionale condivideranno le loro conoscenze su ‘I popoli che Resistono’. Durante i dibattiti pomeridiani si parlerà di occupazione delle terre e resistenza a ‘ndrangheta e fascismo (sarà presente un rappresentante del Centro ‘Angelina Cartella di Reggio Calabria recentemente incendiato).

Esponenti del movimento No-Tav mostreranno l’altra faccia – quella non violenta – della Val di Susa. Si discuterà di primavere arabe e resistenza palestinese. Si passerà dal diritto per l’autodeterminazione del popolo Saharawi alle resistenze dei popoli latinoamericani. Dopo i dibattiti, la resistenza sonora e quella fatta di gesti e parole: letture, performance e concerti. Tra gli altri, Ernesto Orrico e Manolo Muoio proporranno ‘Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi’. Sarà presente anche Silvia Todeschini, attivista che ha vissuto per qualche tempo a Gaza.

Durante le due giornate saranno allestiti stand gastronomici e banchetti di libri e artigianato. Sarà possibile degustare i vini delle antiche cantine Cremisan di Betlemme e visitare la mostra dei ricami palestinesi allestita nella Sala consiliare del Comune di Pentone. La due giorni, patrocinata dal Comune di Pentone e dalla casa editrice ‘Città del Sole’ (di cui il Centro possiede alcuni libri), sarà realizzata grazie al lavoro dei volontari, alla collaborazione di altre associazioni locali (Amuriga, Proloco, Carpe Diem, Area51, AVIS) e ai contributi dei commercianti pentonesi.

Di seguito il programma completo

Sabato 18 Agosto

ore 17.00
Modera Enrico Campofreda giornalista
Francesca Doria, avvocato, osservatore internazionale (Napoli):
Resistenza per il diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi
Pino Fabiano, scrittore/giornalista (Cotronei):
Contadini rivoluzionari del Sud d’Italia, Resistenza in difesa delle proprie terre.
Miryam Marino, scrittrice membro della’Ass. ECO, Ebrei contro l’Occupazione (Viterbo):
Resistenza all’occupazione israeliana.
Silvia Todeschini, attivista ISM (Padova):
Quotidiana Resistenza a Gaza
Bassam Saleh, Ass. Palestina con il cuore (Roma):
La Resistenza dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

ore 21:15
Ritorno ad Haifa di Ghassan Kanafani, scrittore palestinese, interpretazione di Patrizia Cecconi (Roma)
Segue Concerto con Maksim Cristan e Daria Spada.

Domenica 19 Agosto

ore 17:00
Enrico Campofreda giornalista (Roma):
Resistenza delle primavere arabe
Maria Teresa Messidoro Bussoleno Ass. Lisangà (Giaveno):
Los pueblos latinoamericanos en resistencia.
Roberto Colarullo, Daniela Pantaloni, Claudio Giorno, Ugo Usseglio, Ermelinda Varrese (Robassomero, Bussoleno, Giaveno):
Resistenza alla Tav in Val di Susa.
Rappresentante Centro ‘Angelina Cartella’ (Reggio Calabria):
Resistenza al fascismo e alla ‘ndrangheta.
Letture con Katia Colica, Antonio Aprile al basso:
Resistenza all’esclusione, Letture sull’emarginazione

ore 21:15
lettura/performance con
Ernesto Orrico & Manolo Muoio in:
“Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi”.
Segue sistah nais, crol e nesh che aprono concerto:
“EASY ONE, KENTO & MAD SIMON FROM KALAFRO” (RC)

Ndrangheta, no TAV e primavere arabe a ‘I popoli che resistono’, Pentone (CZ), 18 e 19 Agosto

Pentone (CZ) 14 Agosto 2012 – Dibattiti, performance teatrali ed esibizioni musicali sulle resistenze contemporanee sabato 18 e domenica 19 a Pentone, in provincia di Catanzaro. Easy One, Kento & Mad Simon From Kalafro ed Ernesto Orrico e Manolo Muoio chiuderanno ‘I popoli che resistono’, la due giorni organizzata dal Centro di Documentazione sulla Palestina.

Per l’evento estivo giunto alla terza edizione, il Centro ha scelto un tema trasversale: la resistenza, necessaria di fronte ad invasioni, soprusi e decisioni imposte dall’alto.

Esperti di spicco nazionale e internazionale faranno conoscere le ragioni di chi resiste. A tutte le latitudini: dal Medio Oriente al Sud Italia, dal Nord Ovest dello Stivale all’America del Sud. Resistenza a ‘ndrangheta e fascismo, movimento NO-TAV contro un’opera inutile e devastante, occupazione delle terre, primavere arabe, questione palestinese, autodeterminazione dei Saharawi e popoli latinoamericani: queste le resistenze che potranno essere conosciute grazie a ‘i popoli che resistono’.

Durante le due giornate saranno allestiti banchetti di libri e artigianato, sarà presente anche Emergency di Catanzaro. Sarà possibile degustare i vini delle antiche cantine Cremisan di Betlemme e visitare la mostra dei ricami palestinesi allestita nella Sala consiliare del Comune di Pentone.

L’evento, patrocinato dal Comune di Pentone, sarà realizzato grazie al lavoro dei volontari, alla collaborazione della casa editrice ‘Città del Sole’ (di cui il Centro possiede molti libri) e di altre associazioni locali (Amuriga, Proloco, Carpe Diem, Area51, AVIS), agli sponsor dei paesi vicini e ai contributi dei commercianti pentonesi.

Di seguito il programma completo

Sabato 18 Agosto

ore 17.00 

Modera Enrico Campofreda giornalista
Francesca Doria, avvocato, osservatore internazionale (Napoli):
Resistenza per il diritto all’autodeterminazione del popolo Saharawi
Pino Fabiano, scrittore/giornalista (Cotronei):
Contadini rivoluzionari del Sud d’Italia, Resistenza in difesa delle proprie terre.
Miryam Marino, scrittrice membro della’Ass. ECO, Ebrei contro l’Occupazione (Viterbo):
Resistenza all’occupazione israeliana.
Silvia Todeschini, attivista ISM (Padova):
Quotidiana Resistenza a Gaza
Bassam Saleh, Ass. Palestina con il cuore (Roma):
La Resistenza dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

ore 21,15 

Ritorno ad Haifa di Ghassan Kanafani, scrittore palestinese, interpretazione di Patrizia Cecconi (Roma)
Segue Concerto con Maksim Cristan e Daria Spada.

Domenica 19 Agosto

ore 17,00
Enrico Campofreda giornalista (Roma):
Resistenza delle primavere arabe
Maria Teresa Messidoro Bussoleno Ass. Lisangà (Giaveno):
Los pueblos latinoamericanos en resistencia.
Claudio Giorno, Ugo Usseglio, Ermelinda Varrese (Robassomero, Bussoleno, Giaveno):
Resistenza alla Tav in Val di Susa.
Rappresentante Centro ‘Angelina Cartella’ (Reggio Calabria):
Resistenza al fascismo e alla ‘ndrangheta.
Letture con Katia Colica, Antonio Aprile al basso:
Resistenza all’esclusione, Letture sull’emarginazione

ore 21,15
lettura/performance con
Ernesto Orrico & Manolo Muoio in:
“Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi”.
Segue sistah nais, crol e nesh che aprono concerto:
“EASY ONE, KENTO & MAD SIMON FROM KALAFRO” (RC)

«I popoli che resistono» a Pentone, un piccolo comune della Sila, in Calabria

Mentre sullo scenario internazionale si addensano le trame di oscuri, ma non troppo conflitti, presentati come “ribellioni” spontanee dei popoli, in Pentone, un piccolo comune in provincia di Catanzaro, arrampicandosi con la macchina sulla Sila, si svolge per il terzo anno di seguito una manifestazione che fa il punto vero sui «popoli che resistono», e resistono per davvero. Vi è bisogno di manifestazioni come quella pentonese perché le guerre e le invasioni odierne si svolgono principalmente sul piano mediatico. La cattiva informazione e la disinformazione fanno passare per “interventi umanitari” vere e proprie aggressioni che cambiano i governi degli stati a piacimento, per farli adeguare al solo criterio loro riconosciuto: che siano graditi agli Usa e soprattutto ad Israele. Non vi sono limiti alle manipolazioni di cui i loro servizi segreti non siano capaci, lasciando a noi la sola arte della congettura per tentare di scoprire la verità vera.

Qualche esempio? È di ieri la notizia di un «ribelle “ceceno”» che viene ucciso in Siria, accanto ad altri “ribelli”… “libici”, “afghani”… Ma che ci fanno in Siria? Sono dei mercenari, pagati dagli Emiri del Golfo, che pagano pure le “diserzioni” dai vertici del governo siriano. Mai l’uso della corruzione fu più sfacciato ed aperto, se son costretti a parlarne media nostrani, che per giunta ci dicono che in questa opera “democratica ed umanitaria” di corruzione è implicato anche in governo Monti, un regalo che ci ha fatto la finanza internazionale, con una sua tipica “ingerenza umanitaria”, poco rispettosa dalla libera determinazione dei popoli, si tratti di quello italiano o di quello siriano. Una associazione la nostra non arbitraria, giacché il nuovo fronte globale è fra i popoli tutti della terra, che “resistono”, ed i governi occulti della finanza e dei servizi segreti con i media al loro servizio… Ed ancora, altro esempio: è di Gordon Duff l’avvertimento che l’attentato al generale Dempsey non può essere attribuito ai Talebani, che non ne avrebbero avuto la capacità tecnica, ma probabilmente ai servizi segreti israeliani, che avrebbero voluto in questo modo dare un classico “avvertimento mafioso” al generale che era appena andato a dire in Israele che l’aggressione israeliana all’Iran non avrebbe avuto successo, perché non poteva contare sulla copertura del governo americano, già scottato in Iraq ed Afghanistan, la cui disastrosa aggressione è avvenuta su istigazione sionista. E non si dimentichi che una forte corrente di analisti, denigrati come “complottisti” attribuisce proprio ad Israele l’attentato alle Torri Gemelle, il cui scopo erano appunto le guerre “umanitarie” in Medio Oriente la sospensione dei diritti civili e politici dei cittadini amnericani ed europei, in pratica un colpo di stato, cose che si sono verificate e che sono ancora in corso.

Ben vengano dunque manifestazioni come quella di Pentone, il cui pubblico non si limita a quello che si è arrampicato sui tornanti delle Sila, ma si estende ai fruitori dell’ottimo video You Tube che segue e che è solo un sintesi di quello integrale che darà visione ed ascolto di tutti gli interventi delle due giornate agostane, del 18 e 19 novembre 2012. Ad essi, in questo post, seguiranno i nostri commenti, che saranno come una forma di partecipazione post evento alle due giornate di incontri e dibattiti, organizzati da Invicta Palestina e dal gruppo di amici dell’infaticabile Rosario.

I popoli che resistono: una speranza

PENTONE (CZ) – «Qui c’è crisi, possiamo interessarci anche ai palestinesi?», qualcuno è perplesso di fronte a ‘I popoli che resistono’. In realtà la due giorni pensata dal Centro di Documentazione sulla Palestina ha spaziato dalla Calabria ai No Tav, dall’America Latina al Sahara. Incontri con esperti, musica e teatro hanno approfondito motivazioni e problemi di chi resiste. In tutto il mondo. L’obiettivo è lo stesso e conoscere la tenacia di chi si oppone a soprusi e imposizioni può dare speranza e stimoli. Anche a un giovane precario per il quale la parola ‘futuro’ sembra un miraggio. L’elemento comune a chi resiste, infatti, sembra essere l’idea che ognuno debba essere libero di vivere bene e realizzare sé stesso, nella propria terra. E’ il ‘buen vivir’, principio inserito in alcune Costituzioni dell’America Latina. Potrebbe essere uno sviluppo del riferimento al «pieno sviluppo della persona umana» presente nell’articolo 3 della Costituzione italiana.

La due giorni ha visto arrivare a Pentone, in provincia di Catanzaro, persone da tutta Italia. All’evento, patrocinato dal Comune, hanno collaborato, oltre alla casa editrice ‘Città del Sole’ di cui il Centro possiede molti libri, alcuni volontari e alcuni commercianti pentonesi, associazioni (Amuriga, Proloco, Carpe Diem, Area51, AVIS), sponsor locali ed Emergency di Catanzaro.

Palestina – La questione palestinese è stata affrontata dal punto di vista delle storie vissute. Myriam Marino le racconta nel suo ultimo libro, ‘Festa di rovine’. La scrittrice, membro ECO (Ebrei Contro l’Occupazione), ambienta una parte dei racconti nella seconda Intifada. L’elenco di piccoli indifesi e inermi uccisi nei primi mesi dell’Intifada gli fa da introduzione. «L’indignazione per queste incredibili e continuate uccisioni di bambini palestinesi nell’indifferenza generale mi ha spinto a scrivere», motiva la scrittrice del libro.

La resistenza di chi è vivo e si espone al rischio di morire ogni giorno, la descrive Silvia Todeschini. L’attivista, per alcuni mesi dal 2009 al 2011, ha vissuto a Gaza. Racconta che qui i contadini – sotto il tiro dei cecchini – continuano a lavorare la terra. Ma coltivano solo il grano perché richiede meno cure, quindi rischiano di meno. Qui i pescatori – confinati in 3 miglia – continuano a pescare. Ma il mare si impoverisce. Qui i bambini immaginano soluzioni fantasiose – come attraversare il fondo del mare – per ritornare nei propri villaggi.

Bassam Saleh, con le sue parole, scandisce l’iter dei prigionieri palestinesi, anche adolescenti, rinchiusi nelle carceri israeliane: «l’arresto avviene presto la mattina quando la famiglia dorme. Chi viene arrestato viene subito bendato. Calci, pugni e tutti i tipi di umiliazioni e torture fisiche e psichiche». Il presidente dell’associazione ‘Amici dei prigionieri palestinesi’ Italia spiega che molti membri dei Comitati popolari che si oppongono in modo non violento all’occupazione israeliana, sono arrestati e incarcerati senza processi. «Dal ’67, su una popolazione di 4 milioni di abitanti – aggiunge i dati – più di 750.000 palestinesi sono passati dalle carceri israeliane».

Calabria – Le occupazioni delle terre di qualche decennio fa e l’impegno dei cittadini calabresi di oggi. Di ciò hanno dato un quadro lo scrittore e giornalista Pino Fabiano e il rappresentante del Centro ‘Angelina Cartella’ di Reggio Calabria, Nando Primerano.

Pino Fabiano istituisce un parallelo tra i contadini calabresi e i palestinesi: entrambi possono difendersi con poco (strumenti di lavoro e pietre), entrambi muoiono negli scontri. Lo scrittore, dopo aver richiamato i Fatti di Melissa e l’anestetizzazione del movimento dei contadini, tratteggia la figura di Rosario Migale.

Nando Primerano fa conoscere il Centro sociale ‘Angelina Cartella’, nato il 25 Aprile di dieci anni fa a seguito dell’occupazione di un edificio pubblico costruito e poi abbandonato, come succede a molte opere pubbliche. In questi anni il Centro ha subito tre attentati incendiari: «l’ultimo, di matrice mafiosa e fascista, è stato devastante». Ha significato la distruzione di un punto di riferimento per i migranti e il quartiere. Il centro, infatti, ha sostenuto i migranti prima dei fatti di Rosarno, ospitava attività per i bambini, un corso di italiano per gli stranieri, eventi culturali.

No Tav – Ermelinda Varrese ha esposto le motivazioni di chi si oppone alla costruzione dell’Alta velocità: rischi ambientali per la presenza di uranio e amianto nelle montagne che dovrebbero essere bucate, l’inutilità dell’opera in un territorio già attraversato da due strade statali, una ferrovia sottoutilizzata e un’autostrada, il conseguente spreco di soldi pubblici. «La popolazione della Val di Susa è pacifica – precisa –  ma non supina», e aggiunge: «partecipano giovani e famiglie intere, mamme e anziani portando malox e limoni per le irritazioni causate da lacrimogeni, non accettiamo la devastazione del territorio».

Saharawi, Primavere arabe e popoli latinoamericani – La due giorni di Pentone ha aperto finestre anche sull’Africa e l’America Latina.

Francesca Doria, osservatore internazionale dell’associazione ‘Haima-Campania’, ha introdotto i presenti alla questione Saharawi: «è una popolazione che viveva nel Sahara occidentale, ma, a causa dell’invasione del Marocco del 1975, almeno la metà della popolazione vive nei campi profughi in Algeria, mentre l’altra metà della popolazione vive ancora nel Sahara Occidentale occupato. Questa popolazione subisce da parte del Marocco ogni genere di angherie. I militanti per l’autodeterminazione vengono arrestati e torturati, licenziati, subiscono discriminazioni nella vita di tutti i giorni».

Enrico Campofreda fa una panoramica delle Primavere arabe, innescate, in un contesto ad altissimo tasso di disoccupazione, dal suicidio del tunisino Mohamed Bouaziz . Il giornalista spiega che alla base delle rivolte ci sono bisogni sociali (pane, lavoro e redistribuzione delle ricchezze) e bisogni politici (libertà e partecipazione). «Potranno essere vere rivoluzioni a favore del popolo?- conclude chiedendosi – questo è un percorso che anche gli osservatori devono capire».

Maria Teresa Messidoro sintetizza le caratteristiche principali della resistenze dei popoli latinoamericani: i protagonisti sono giovani e donne, hanno la capacità di non arrendersi di fronte alle diverse situazioni (anche le più difficili), coniugano la tradizione indigena molto forte con le nuove tecnologie, si considerano politici ma non partitici, contestano anche i leader usciti dalle loro file. «Un elemento determinante è la loro base comunitaria, cioè questa capacità di costruire dei progetti comunitariamente e in questo modo di trovare delle prospettive».

Musica e teatro – Quando Patrizia Cecconi legge la riduzione teatrale di ‘Ritorno ad Haifa’ – perché «la resistenza è anche memoria» – è il silenzio: a quaranta anni dalla sua uccisione, lo scrittore palestinese Ghassan Kanafani rivive attraverso le parole. Katia Colica dà voce alle letture sull’emarginazione, accompagnata da Antonio Aprile al basso. Maksim Cristan e Daria Spada, oltre al concerto serale, portano chitarra e voce per i vicoli del paese – «andate via? Non suonate qualcos’altro?», chiede un’anziana. Il ritmo di Ernesto Orrico e Manolo Muoio in ‘Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi’ e la ‘Resistenza sonora’ dei Kalafro, preceduti da Sistah Nais, Crol e Nesh, hanno chiuso la due giorni.

I vini di Betlemme – E’ stato presentato anche al Vinitaly di Verona il vino delle antiche cantine ‘Cremisan’, presenti nelle terre occupate della Palestina da fine ottocento e gestite dai Salesiani. Il Vis (Volontariato Internazionale allo sviluppo), avvalendosi di varie collaborazioni, ha valorizzato i vini Cremisan, prodotti con manodopera palestinese. La campagna ‘la Palestina delle eccellenze’, promossa da ‘Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese’, li sta facendo conoscere. «I sionisti dicevano che quella è una terra senza un popolo: lo era talmente tanto da avere questa antica produzione – commenta Patrizia Cecconi – Israele sta tentando di tutto per tagliare queste vigne, stanno cercando di fare passare il muro a metà del convento. Questo dovrebbe servire per ingrandire la colonia illegale di Gilo, ma si sta facendo di tutto per evitarlo».

Pentone (CZ), Si conclude la due giorni de “I popoli che resistono”

«Qui c’è crisi, possiamo interessarci anche ai palestinesi?», qualcuno è perplesso di fronte a ‘I popoli che resistono’. In realtà la due giorni pensata dal Centro di Documentazione sulla Palestina ha spaziato dalla Calabria ai No Tav, dall’America Latina al Sahara. Incontri con esperti, musica e teatro hanno approfondito motivazioni e problemi di chi resiste. In tutto il mondo. L’obiettivo è lo stesso e conoscere la tenacia di chi si oppone a soprusi e imposizioni può dare speranza e stimoli. Anche a un giovane precario per il quale la parola ‘futuro’ sembra un miraggio. L’elemento comune a chi resiste, infatti, sembra essere l’idea che ognuno debba essere libero di vivere bene e realizzare sé stesso, nella propria terra. E’ il ‘buen vivir’, principio inserito in alcune Costituzioni dell’America Latina. Potrebbe essere uno sviluppo del riferimento al «pieno sviluppo della persona umana» presente nell’articolo 3 della Costituzione italiana.

La due giorni ha visto arrivare a Pentone, in provincia di Catanzaro, persone da tutta Italia. All’evento, patrocinato dal Comune, hanno collaborato, oltre alla casa editrice ‘Città del Sole’ di cui il Centro possiede molti libri, alcuni volontari e alcuni commercianti pentonesi, associazioni (Amuriga, Proloco, Carpe Diem, Area51, AVIS), sponsor locali ed Emergency di Catanzaro.

Palestina – La questione palestinese è stata affrontata dal punto di vista delle storie vissute. Myriam Marino le racconta nel suo ultimo libro, ‘Festa di rovine’. La scrittrice, membro ECO (Ebrei Contro l’Occupazione), ambienta una parte dei racconti nella seconda Intifada. L’elenco di piccoli indifesi e inermi uccisi nei primi mesi dell’Intifada gli fa da introduzione. «L’indignazione per queste incredibili e continuate uccisioni di bambini palestinesi nell’indifferenza generale mi ha spinto a scrivere», motiva la scrittrice del libro.

La resistenza di chi è vivo e si espone al rischio di morire ogni giorno, la descrive Silvia Todeschini. L’attivista, per alcuni mesi dal 2009 al 2011, ha vissuto a Gaza. Racconta che qui i contadini – sotto il tiro dei cecchini – continuano a lavorare la terra. Ma coltivano solo il grano perché richiede meno cure, quindi rischiano di meno. Qui i pescatori – confinati in 3 miglia – continuano a pescare. Ma il mare si impoverisce. Qui i bambini immaginano soluzioni fantasiose – come attraversare il fondo del mare – per ritornare nei propri villaggi.

Bassam Saleh, con le sue parole, scandisce l’iter dei prigionieri palestinesi, anche adolescenti, rinchiusi nelle carceri israeliane: «l’arresto avviene presto la mattina quando la famiglia dorme. Chi viene arrestato viene subito bendato. Calci, pugni e tutti i tipi di umiliazioni e torture fisiche e psichiche». Il presidente dell’associazione ‘Amici dei prigionieri palestinesi’ Italia spiega che molti membri dei Comitati popolari che si oppongono in modo non violento all’occupazione israeliana, sono arrestati e incarcerati senza processi. «Dal ’67, su una popolazione di 4 milioni di abitanti – aggiunge i dati – più di 750.000 palestinesi sono passati dalle carceri israeliane».

Calabria – Le occupazioni delle terre di qualche decennio fa e l’impegno dei cittadini calabresi di oggi. Di ciò hanno dato un quadro lo scrittore e giornalista Pino Fabiano e il rappresentante del Centro ‘Angelina Cartella’ di Reggio Calabria, Nando Primerano.

Pino Fabiano istituisce un parallelo tra i contadini calabresi e i palestinesi: entrambi possono difendersi con poco (strumenti di lavoro e pietre), entrambi muoiono negli scontri. Lo scrittore, dopo aver richiamato i Fatti di Melissa e l’anestetizzazione del movimento dei contadini, tratteggia la figura di Rosario Migale.

Nando Primerano fa conoscere il Centro sociale ‘Angelina Cartella’, nato il 25 Aprile di dieci anni fa a seguito dell’occupazione di un edificio pubblico costruito e poi abbandonato, come succede a molte opere pubbliche. In questi anni il Centro ha subito tre attentati incendiari: «l’ultimo, di matrice mafiosa e fascista, è stato devastante». Ha significato la distruzione di un punto di riferimento per i migranti e il quartiere. Il centro, infatti, ha sostenuto i migranti prima dei fatti di Rosarno, ospitava attività per i bambini, un corso di italiano per gli stranieri, eventi culturali.

No Tav – Ermelinda Varrese ha esposto le motivazioni di chi si oppone alla costruzione dell’Alta velocità: rischi ambientali per la presenza di uranio e amianto nelle montagne che dovrebbero essere bucate, l’inutilità dell’opera in un territorio già attraversato da due strade statali, una ferrovia sottoutilizzata e un’autostrada, il conseguente spreco di soldi pubblici. «La popolazione della Val di Susa è pacifica – precisa –  ma non supina», e aggiunge: «partecipano giovani e famiglie intere, mamme e anziani portando malox e limoni per le irritazioni causate da lacrimogeni, non accettiamo la devastazione del territorio».

Saharawi, Primavere arabe e popoli latinoamericani – La due giorni di Pentone ha aperto finestre anche sull’Africa e l’America Latina.

Francesca Doria, osservatore internazionale dell’associazione ‘Haima-Campania’, ha introdotto i presenti alla questione Saharawi: «è una popolazione che viveva nel Sahara occidentale, ma, a causa dell’invasione del Marocco del 1975, almeno la metà della popolazione vive nei campi profughi in Algeria, mentre l’altra metà della popolazione vive ancora nel Sahara Occidentale occupato. Questa popolazione subisce da parte del Marocco ogni genere di angherie. I militanti per l’autodeterminazione vengono arrestati e torturati, licenziati, subiscono discriminazioni nella vita di tutti i giorni».

Enrico Campofreda fa una panoramica delle Primavere arabe, innescate, in un contesto ad altissimo tasso di disoccupazione, dal suicidio del tunisino Mohamed Bouaziz . Il giornalista spiega che alla base delle rivolte ci sono bisogni sociali (pane, lavoro e redistribuzione delle ricchezze) e bisogni politici (libertà e partecipazione). «Potranno essere vere rivoluzioni a favore del popolo?- conclude chiedendosi – questo è un percorso che anche gli osservatori devono capire».

Maria Teresa Messidoro sintetizza le caratteristiche principali della resistenze dei popoli latinoamericani: i protagonisti sono giovani e donne, hanno la capacità di non arrendersi di fronte alle diverse situazioni (anche le più difficili), coniugano la tradizione indigena molto forte con le nuove tecnologie, si considerano politici ma non partitici, contestano anche i leader usciti dalle loro file. «Un elemento determinante è la loro base comunitaria, cioè questa capacità di costruire dei progetti comunitariamente e in questo modo di trovare delle prospettive».

Musica e teatro – Quando Patrizia Cecconi legge la riduzione teatrale di ‘Ritorno ad Haifa’ – perché «la resistenza è anche memoria» – è il silenzio: a quaranta anni dalla sua uccisione, lo scrittore palestinese Ghassan Kanafani rivive attraverso le parole. Katia Colica dà voce alle letture sull’emarginazione, accompagnata da Antonio Aprile al basso. Maksim Cristan e Daria Spada, oltre al concerto serale, portano chitarra e voce per i vicoli del paese – «andate via? Non suonate qualcos’altro?», chiede un’anziana. Il ritmo di Ernesto Orrico e Manolo Muoio in ‘Jennu brigannu. Storie di briganti calabresi’ e la ‘Resistenza sonora’ dei Kalafro, preceduti da Sistah Nais, Crol e Nesh, hanno chiuso la due giorni.

I vini di Betlemme – E’ stato presentato anche al Vinitaly di Verona il vino delle antiche cantine ‘Cremisan’, presenti nelle terre occupate della Palestina da fine ottocento e gestite dai Salesiani. Il Vis (Volontariato Internazionale allo sviluppo), avvalendosi di varie collaborazioni, ha valorizzato i vini Cremisan, prodotti con manodopera palestinese. La campagna ‘la Palestina delle eccellenze’, promossa da ‘Amici della Mezza Luna Rossa Palestinese’, li sta facendo conoscere. «I sionisti dicevano che quella è una terra senza un popolo: lo era talmente tanto da avere questa antica produzione – commenta Patrizia Cecconi – Israele sta tentando di tutto per tagliare queste vigne, stanno cercando di fare passare il muro a metà del convento. Questo dovrebbe servire per ingrandire la colonia illegale di Gilo, ma si sta facendo di tutto per evitarlo».