Presentazioni
Come il bue di Rembrandt
È la storia di Jan Muska, Janos per gli amici, cecoslovacco. Trascorse un periodo della sua vita (tra il 1995 e il 2000) in Calabria.
Divenni suo amico. Mi regalò la sua storia.
Il racconto della Primavera di Praga, innanzi tutto, e quel fantastico tentativo di sperimentare un percorso politico dal volto umano nel 1968. Dentro quella breve stagione c’era il popolo cecoslovacco, c’era anche Janos con le sue utopie di ragazzo, con la forza e il coraggio necessari a difendere la libertà.
Troppo breve quella stagione. Troppo alto il prezzo pagato.
Dopo la normalizzazione della Cecoslovacchia imposta dal Pcus di Brežnev, Janos subì dieci anni di carcere; attraverserà, poi, la Rivoluzione di velluto, fuggirà dalla sua terra per approdare prima in Austria e poi in Italia, tra la Calabria e Roma. Dalle utopie coltivate da ragazzo alle continue e problematiche sbandate esistenziali, in un intreccio di luoghi e persone privi di approdi significativi. Fino all’epilogo di una morte assurda nella notte tra l’8 e il 9 febbraio del 2001, quando un uomo di trentasei anni, alla guida di una Volvo, lo ha falciato mentre attraversava le strisce pedonali davanti al Colosseo.
Janos venne tumulato per beneficenza, grazie alla Caritas, nel campo comune del cimitero Flaminio di Roma.
Con Janos era morto uno dei tanti invisibili che vivono in Italia, uno dei tanti immigrati invisibili; per la questura un semplice balordo. In realtà, per restituire un’immagine completa della persona bisogna metterci dentro ben altro, come la memoria, i luoghi di passaggio, la dimensione della libertà, e poi ideali e valori, sogni e sentimenti, sofferenze e sconfitte.
È quello che ho cercato di fare, a distanza di qualche anno dalla sua scomparsa, in questo romanzo dal titolo Come il bue di Rembrandt. Storia di un balordo dell’Est.
| Editore: Sensibili alle Foglie | Anno di pubblicazione: 2015 |
